Formazione e accesso
Come si diventa welfare designer
Non esiste un titolo riservato né un albo. L’accesso alla professione passa da una base disciplinare, da una formazione specifica e, soprattutto, dall’esperienza sul campo, misurata sul quadro delle competenze.
Il percorso
- 1Una base disciplinareUna laurea o una formazione equivalente in una delle aree di studio indicate. Nessuna è obbligatoria: la figura nasce dall’incontro di più discipline.
- 2Formazione specificaCorsi e master su progettazione sociale, terzo settore, valutazione di impatto, service design. La rete non pubblica ancora un elenco di percorsi: i criteri con cui li riconoscerà sono descritti più sotto.
- 3Esperienza sul campoAlmeno un ciclo completo di progettazione, dalla lettura dei bisogni alla rendicontazione, in un ente pubblico, del terzo settore o religioso. È l’esperienza, più della formazione, a costruire la figura.
- 4Autovalutazione sul quadro delle competenzeLo strumento di autovalutazione del portale consente di collocarsi in uno dei tre livelli per ciascuna area e di individuare cosa manca.
- 5Adesione alla rete e, in prospettiva, attestazioneChi esercita la professione può aderire alla rete; quando l’associazione sarà costituita, potrà chiedere l’attestazione di qualità prevista dalla legge 4/2013.
Aree di studio di riferimento
Le discipline da cui più spesso provengono i welfare designer. Nessuna, da sola, copre tutte le cinque aree di competenza: il percorso tipico integra una base disciplinare con formazione ed esperienza nelle altre.
Il funzionamento del sistema dei servizi, gli attori, i bisogni e la loro lettura.
Le politiche pubbliche, l’analisi dei territori, i modelli economici degli enti senza scopo di lucro.
Il Codice del Terzo Settore, l’amministrazione condivisa, le forme giuridiche degli enti e il loro patrimonio.
Metodi di ascolto, prototipazione, facilitazione di processi con più soggetti.
Indicatori, teoria del cambiamento, metodi quantitativi e qualitativi, valutazione di impatto.
Le competenze da costruire
Il quadro delle competenze descrive, per ciascuna area, cosa sa fare un welfare designer ai livelli base, autonomo ed esperto. È lo strumento con cui orientare la propria formazione.
- Lettura dei bisogni e dei territori: dati, ascolto, mappatura di attori e risorse.
- Normativa e istituzioni: terzo settore, servizi sociali, amministrazione condivisa.
- Progettazione e facilitazione: processi partecipativi, co-progettazione, partenariati.
- Economia e governance: modelli di sostenibilità, fonti, assetti decisionali.
- Valutazione e rendicontazione: teoria del cambiamento, indicatori, impatto sociale.
Criteri di riconoscimento dei percorsi formativi
Quando l’associazione sarà costituita, riconoscerà i percorsi formativi che rispondono a questi criteri, oggi proposti in consultazione insieme ai documenti di riferimento:
- coprire almeno tre delle cinque aree del quadro delle competenze, dichiarando per ciascuna il livello atteso in uscita;
- prevedere una parte applicativa su un caso reale, con un ente del territorio, dalla lettura dei bisogni alla definizione degli indicatori;
- trattare la normativa vigente sul terzo settore e sull’amministrazione condivisa, con docenti che la applicano;
- includere la valutazione di impatto come parte della progettazione, non come modulo a sé;
- valutare i partecipanti con una prova finale coerente con il quadro delle competenze.
Gli enti di formazione interessati possono scrivere alla redazione attraverso la pagina Il progetto.
Riconoscimento
Il welfare designer rientra tra le professioni non organizzate in ordini o collegi (legge 14 gennaio 2013, n. 4). Chi la esercita può indicarlo nei rapporti con i committenti, richiamando la legge, e può aderire a un’associazione professionale che ne attesti la qualità. Il portale sta costruendo questo percorso: la pagina Rete descrive le tappe e consente di aderire.